Il tema dell’anno scolastico 2026/2027
Custodire un cuore che ascolta
Ci sono parole che, quando le scegli, diventano una direzione.
Per questo anno scolastico abbiamo scelto:
Custodire un cuore che ascolta.
Parole semplici, ma capaci di racchiudere molto di ciò che desideriamo vivere come comunità scolastica.
Custodire significa accorgersi.
Ascoltare significa fare spazio.
Alle persone, alle domande, ai tempi, a ciò che non sempre si comprende subito.
È un modo di stare nella relazione che viene da lontano: dall’intuizione educativa di Padre Arsenio da Trigolo e dal cammino delle Suore di Maria Consolatrice.
Custodire significa prendersi cura
Custodire significa riconoscere il valore di chi abbiamo accanto.
Significa prestare attenzione alla singolarità di ciascuno, rispettarne i tempi, accompagnarne le capacità e le fragilità, lasciare spazio perché possa crescere.
Nella tradizione educativa IMC, questa cura non coincide con una protezione che evita ogni difficoltà.
È piuttosto una presenza che accompagna.
Un adulto che resta vicino, che osserva, che aiuta a leggere ciò che accade e a trovare, poco alla volta, gli strumenti per affrontarlo.
È quella che il nostro modello educativo definisce una scuola dell’attenzione: una scuola nella quale educare significa anche saper vedere ciò che, a uno sguardo veloce, potrebbe sfuggire.
Ascoltare significa fare spazio
Custodire porta naturalmente all’ascolto.
E ascoltare non significa soltanto sentire ciò che viene detto.
Significa fare spazio all’altro, alla sua esperienza, alle sue domande, anche quando non abbiamo subito una risposta.
Significa saper attendere.
Lasciare che una domanda possa restare aperta.
Accettare che comprendere richieda tempo.
Papa Leone XIV, nella Lettera Apostolica Disegnare nuove mappe di speranza, descrive la scuola cattolica come un luogo nel quale le domande non vengono messe a tacere e il dubbio viene accompagnato; un luogo nel quale “il cuore dialoga col cuore”.
È un’immagine che sentiamo particolarmente vicina.
Perché l’ascolto riguarda certamente i ragazzi, ma interroga anche noi adulti.
I docenti, chiamati ogni giorno a vedere oltre una risposta giusta o sbagliata.
Le famiglie, prime protagoniste del cammino educativo dei propri figli.
E tutta la comunità scolastica, perché educare non è mai un gesto solitario.
Un tema da portare nella quotidianità
Custodire un cuore che ascolta sarà il tema che ci guiderà lungo tutto l’anno.
Lo porteremo nei gesti di ogni giorno.
Nelle relazioni.
Nelle domande che nasceranno.
Nelle scelte.
Nel tempo dedicato agli altri.
Nel modo in cui affronteremo una difficoltà.
Nella capacità di riconoscere ciò che merita attenzione.
Perché un tema educativo prende forma proprio qui: nella quotidianità della scuola, negli incontri, nelle parole scelte e talvolta anche nei silenzi.
Papa Leone XIV ricorda che agli educatori non bastano competenze e aggiornamenti tecnici: servono “un cuore che ascolta, uno sguardo che incoraggia, una intelligenza che discerne”.
Da qui vogliamo iniziare.
Da uno sguardo capace di accorgersi.
Da un ascolto che lascia spazio.
Da una presenza che accompagna.
Un cammino condiviso
Ai ragazzi vogliamo offrire adulti capaci di ascoltare, accompagnare e riconoscere ciò che ciascuno porta con sé, aiutandoli nello stesso tempo a imparare ad ascoltare se stessi, gli altri e la realtà che li circonda.
Con le famiglie vogliamo continuare a costruire un rapporto fatto di fiducia, confronto e corresponsabilità, nella consapevolezza che educare è un cammino che si percorre insieme.
A chi ogni giorno vive la scuola chiediamo di custodire uno sguardo attento, capace di fermarsi e di riconoscere ciò che merita cura.
E quando arriveremo alla fine dell’anno, potremo tornare a queste parole e chiederci che cosa avranno generato.
Se ci avranno aiutato a guardarci con maggiore attenzione.
Ad ascoltare prima di rispondere.
A lasciare spazio alle domande.
A riconoscere nell’altro una presenza preziosa.
Da qui comincia il nostro cammino.